NOME DELL'AUTORE O PSEUDONIMO: escarcha°
IMMAGINE ALLA QUALE CI SI è ISPIRATI: c
INDICARE SE SI TRATTA DI UNA FANFIC O DI UN ORIGINAL: originale
TITOLO: realtà
TESTO:
Insistenti, con costanza e ritmicità cadono in modo totalmente casuale, e per questo precisissimo, le gocce di acqua condensatesi ad un’altezza compresa tra i 2 e i 7 chilometri dal suolo. Apparentemente imperturbato, incurante della pioggia, un uomo cammina lentamente.
Cammino su un terreno sconnesso, intorno a me si librano scintille di energia, di luce. L’enigmatica vitalità che mi circonda forma caldi astrattismi nell’aria, ma tuttavia non riesco ancora a partecipare alla loro irruenza, non riesco ancora a sentirmi completamente coinvolto.
L’uomo smette di camminare, lascia cadere l ‘ombrello allarga leggermente le mani, senza alzarle oltre l’ipotetica linea parallela al piano del suolo all’altezza del bacino; come se avesse vergogna di quel gesto. Probabilmente il buonsenso che rimane in quell’individuo lo trattiene dall’alzare le sue braccia al cielo. Sulla sponda di un gelido fiume, sotto i continui colpi di goccioline d’acqua cadenti alla velocità di circa 8 m/s con un’ inclinazione di circa 15 gradi rispetto alla normale del terreno, un uomo rivolge i palmi al celo, con il pudore e la discrezione di chi è consapevole che il suo posto non sia quello, che la realtà si aspetti da lui cose diverse..
ora capisco perché sono escluso dalla spirale che mi circonda, dalla pulsante attività del mondo...non è la vitalità a tenermi da parte, sono io ad allontanarmi, ad aver timore delle luminose forme volteggianti. Tutt’intorno si compiono figure astratte mosse con casuale maestria dai fili della realtà. Anelli di candida purezza si alternano con evanescenti sbuffi di fumo porpora e arancio, i caldi colori cangiano se colpiti dalla luce.. intorno a me tutto è luce.. abbandono l’ombrello e mi lascio pervadere dalla vita, allargo i palmi alla fonte di tutto ciò, alla diafana distesa che insaziabile ascolta i mie pensieri e si comporta di conseguenza. Non alzo le braccia, se lo facessi perderei il contatto con i filamenti di energia provenienti dal terreno, dal vitale terreno che, per quanto contaminato dall’antropocentrismo dell’uomo, emana calda e rassicurante luce ed energia.
Uno sbuffo di gelido vento invernale scuote le chiome di quei pochi alberi che ancora conservano qualche foglia. la superficie del fiume, già incrinata dalla pioggia continua si increspa vistosamente, rovinando il risultato delle interferenze distruttive e costruttive generate dall’impatto delle goccioline sull’acqua del fiume.
Il fiato dell’esistenza stessa si alza e spinge la realtà a distorcersi, a collassare su se stessa.. il calore che porta con se diffonde un piacevole torpore assordante, mi perdo nell’oblio delle sfumature ormai scemanti di ciò che era stata l’energia motrice di tutta quella vitalità.. respiro a fatica, respiro a fatica, l’aria calda e privata di parte dell’ossigeno non basta al mio fabbisogno fisico, lo spettacolo di devastante irruenza non basta al mio fabbisogno mentale.. la vista mi si sfuoca.. ombre nere invadono lo scenario rosso porpora, rosso sangue.. cammino alla ceca. Paura. Cammino. Paura. Il senso di oppressione è troppo forte e inizio a correre. Cerco una via di fuga ma ormai i miei sensi sono pervasi dal torpore. Corro avanti. La consapevolezza dell’impotenza mi sovrasta.. i lampi sanguinei che provengono dalle mie spalle mi disorientano.. paura. Corro avanti.
Il vento si placa leggermente e l’uomo, completamente scoordinato e senza un apparente ragione corre in direzione del delta del fiume, in prossimità del fiume non accenna a rallentare e cade scomposto nell’acqua quando il terreno viene a mancargli sotto i piedi. Il tonfo alza una notevole quantità d’acqua e da luogo a periodiche onde trasversali concentriche..
ho paura e corro, corro.. mi manca il contatto con la terra, ultima fonte di luce e sicurezza, perdo le forze, perdo l’equilibrio. Cado. Freddo. Lucidità. Dolore. Sensazioni spiacevoli ma ambiguamente sperate mi invadono. Non vedo più la vitalità collassata.. vengo completamente inviluppato da un denso e accogliente manto di energia purissima, dinamica e rigeneratrice. Mi ritornano le forze. Calore. Mi ritorna la speranza. Calore. Mi ritorna la voglia di vivere
L'uomo non riemerge, non ci sono segni di movimento sotto la superficie dell’acqua.
Calore. Non voglio abbandonare la fresca vitale luce che mi circonda, non voglio. Non voglio. Non posso. Calore. Ho bisogno di aria. Ritorna la paura, la paura di dover abbandonare, senza possibilità di ritorno, la sfavillante luminosità. Non posso. Calore, agghiacciante calore. La paura diventa consapevolezza, la paura spinge alla lucidità.. non ho paura di dover rinunciare alla calda energia, so di non poterlo fare. Non posso.
L’uomo non riemerge, sono passati quasi sei minuti, circa il tempo massimo perché un uomo, nelle sue condizioni normali, perda conoscenza per la mancata quantità di energia che le cellule dovrebbero ricavare attraverso la respirazione aerobica.. probabilmente l’uomo è già in stato di incoscienza.
Per quanto voglia tornare in superficie per respirare, consapevolmente e volontariamente lascio che il mio corpo sprofondi nel denso seme della vita. Calore, agghiacciante calore. Il torpore invade nuovamente le mie membra, il calore è sempre più intenso. Dirompente calore, dirompente agghiacciante calore.
L’uomo non riemerge
Paura.
NOTE DELL'AUTORE (EVENTUALI): con questo testo volevo, attraverso l'iperbole e attraverso un voluto contrasto tra oggettività e distorsione di UNA realtà, porre l'attenzione dei lettori su come la realtà stessa non sia uguale per tutti ma dipenda, oltre che da individuo a individuo, anche dallo stato d'animoe dal pensiero delle persone...
per alcune leggi scientifiche citate confesso di non poter dire con tutta sicurezza che siano corrette o adeguate alla situazione..
CREDITS: grz a tutti voi che mi avete stimolato a scrivere..
"Quello che mi batte nel petto è un vecchio libro dalle pagine ingiallite ed i bordi dorati, mentre nelle mie vene posso sentire pulsare il suo nero inchiostro..."